sabato 28 maggio 2016
mercoledì 25 maggio 2016
Tommaso Romano, "Café de Maistre" (Ed. ISSPE)
di Sandra Guddo
Una
cornice elegante, lungo il Foro Italico, a due passi dal mare, lontano dal
chiassoso, imbarazzante ed ordinario
tempo delle chiacchiere di opinionisti à
la page , è il “ Cafè de Maistre “, sagacemente
intitolato ai fratelli Joseph e Xavier De Maistre così diversi tra loro da
potersi contrapporre, in una dialettica stringente, come tesi ed antitesi.
Probabilmente
è questo il motivo per cui il cafè è stato intestato a loro in quanto
rappresenta la metafora di un luogo simbolico ed immaginifico, di uno spazio
mentale dove sarà possibile, in compagnia di un panormita inattuale come si
definisce Tommaso Romano, accomodarsi su una sedia di paglia viennese davanti
ad un tavolino Ducrot per dissertare
liberamente di filosofia o di teologia, di poesia o di narrativa, di pedagogia
o di storia, di musica o di pittura, di cinema o di teatro, senza rincorrere il
politicamente corretto per apparire a tutti i costi un intellettuale alla moda, salito sulla giostra della vanità
in cerca di plausi e di ipocriti
consensi, ignorando che, come saggiamente scriveva Victor Hugo, spesso il successo non equivale al merito e che
non sono “ i palcoscenici agghindati alla festa dell’ipocrisia” le piazze o gli stadi pieni di folla delirante
a decretare i meriti di una persona anche se ne rappresentano un importante
indicatore. Ammonisce T. Romano “ i conti non fateli con le folle, li farete
col Padre Eterno “.
Il
café de Maistre è come un fortino, ultimo baluardo di resistenza contro l’invasione dei nuovi
barbari nei cui confronti occorre prendere posizione, avere il coraggio di
dissentire e di dissertare fuori dal coro degli adulatori corrotti, dei beoti
acquiescenti, del peggior buonismo, del falso intellettuale che opera in nome di
un pasticciato sincretismo svuotato di ogni valore oppure agisce in nome di un
frainteso spirito di tolleranza a tutti i costi e di una fuorviante, tragica
interpretazione del principio di libertà di espressione attribuita, forse a
torto, a Voltaire, considerato il padre dell’Illuminismo.
Coerentemente
con i suoi principi, T. Romano interviene dal suo blog ( Mosaicosmo-Romano) sul
caso Messori- Boff, esponendosi in prima persona e prendendo decisamente
posizione, confortato da Lucio Zinna, insigne intellettuale e poeta il quale,
in una lettera pubblicata per intero nel presente volume, condivide la
posizione di T. Romano, affermando quanto siano centrali e fondanti per una vera
Unione Europea, i valori della Chiesa cattolica che oggi si trova ad un bivio e
dovrà scegliere tra il principio di tolleranza a qualsiasi costo, tanto per
stare al passo con i tempi che cambiano o la salvaguardia di quegli stessi
principi che sono fondanti dell’identità
non soltanto della Chiesa ma dell’ Europa stessa !
Il cafè De Maistre rappresenta “ un rettangolo di ammutinamento”, un luogo di
difesa della nostra Tradizione che non può cedere il passo ai burattinai dei
poteri occulti che si nascondono dentro le potenti organizzazioni delle
multinazionali che, attraverso un processo di appiattimento, depauperamento ed
annichilimento dei valori legati alla nostra Tradizione, ci impongono modelli
di comportamento basati sulla omologazione, annullando le peculiarità di un
popolo . Ed è questo che fa più paura: assistere quasi del tutto impotenti, al
diffondersi di mode, gusti, abitudini e stili di vita condizionati dalla pubblicità
che, con i suoi messaggi sublimali, impone i
prodotti della globalizzazione a scapito delle nostre migliori
tradizioni oltre che delle economie locali. Contro tale tendenza, viene
auspicato in particolare “ una rinascenza del Sud … basata sulla
riscoperta, rivalutazione e coraggiosa riaffermazione del nostro passato e
delle nostre radici” al di fuori della retorica “ nostalgia del bel tempo
andato “ che ci possa sostenere nella riscoperta del “ senso dell’appartenenza
“.
In
tale contesto anche il ruolo sociale dei poeti, un tempo paladini delle
tradizioni popolari che si tramandavano dai padre ai figli attraverso i loro
canti, sembra essere in crisi “ poiché
si è perso il senso e l’appartenenza alla comunità, in nome di un livellante e
falsamente umanitario globalismo “. L’ intervista a Mario Luzi del 1989
costituisce un’interessante occasione per tracciare la fenomenologia della
lirica chiarendo la funzione altissima
che essa svolge presso i popoli come stimolo per le coscienze addormentate e
come pungolo ad una visione dell’umanità che non deve perdere la sua vera
identità spirituale: la poesia etica e religiosa “ di
annuncio oltre che di denuncia “ che non è in contrapposizione con la Tecnica
purché se ne faccia un uso adeguato.
Il
cafè non è soltanto un luogo di resistenza ma è soprattutto un luogo di
accoglienza di quanti credono ancora nei valori fondanti della nostra
spiritualità e li manifestano, senza timore, con le loro opere, le loro proposizioni
ed azioni, rifiutandosi di trasformarsi in grottesche “ maschere pirandelliane ,
in caricature … e prodotti assortiti di pseudo umanità “ .
Così va accolto in questo luogo spirituale Padre
Giuseppe Rizzo di Ciminna , sospettato di modernismo e di rosminianesimo
filosofico, che, a seguito di un’ingiunzione della curia palermitana, è stato
esule nella sua stessa cittadina natale. Oggi è stato riabilitato e
beatificato, a seguito di un’attenta revisione della sue opere dalle quali
emergono chiaramente le sue posizioni sempre rispettabili che affondano le loro
radici nella filosofia cristiana di Antonio Rosmini. Una lettera ritrovata da
Vito Mauro, nell’Archivio Storico Diocesano della Curia di Palermo, getta nuova
luce sui rapporti tra questa e il clero di Ciminna. Ciò a riprova, semmai ce ne
fosse bisogno, che Tommaso Romano, per ristabilire verità storiche dimenticate,
fuorvianti o mistificate, utilizza rigorosamente il metodo euristico della
ricerca supportandolo con documenti certi ed inoppugnabili. Il suo rigore e la
sua onestà intellettuale non potrebbero consentirgli di fare diversamente.
Ma
la sua preoccupazione più che legittima è rivolta soprattutto ai giovani,
consapevole dei limiti di un sistema
educativo che, per le sue grossolane inefficienze acutizzate dalle rovinose
riforme di questi ultimi anni, non può garantire e sviluppare nei tempi e nelle
modalità dovute, la loro formazione umana ed intellettuale. I giovani sono
bombardati da messaggi fuorvianti e spesso contraddittori che generano in loro
soltanto confusione dove tutto viene messo in discussione perfino il concetto
di genitorialità.
Sarebbe
opportuno, a mio avviso, soffermarsi sull’etica della responsabilità, parola
sconosciuta ai molti nuovi profeti, ampiamente spiegata dal filosofo tedesco
Hans Jonas nel suo libro “ Il principio
della responsabilità “ ( 1979 ) , che egli applica all’ecologia ed alla bioetica.
Egli afferma che non si può agire in modo disastroso per la conservazione dell’ Ambiente e dello
stesso Genere Umano, in nome della Tecnica, che si è sviluppata in modo
sorprendente in questi ultimi decenni anche se la cosa in sé è sicuramente positiva; non si può utilizzare
la tecnologia senza considerare gli effetti che potrebbero risultare esiziali
per la nostra stessa sopravvivenza. Appare perciò indispensabile declinare il
nuovo imperativo categorico dell’Etica della Responsabilità: “ Agisci in modo
che gli effetti delle tue azioni siano sempre compatibili con la continuazione
di una vita autenticamente umana. “
Occorre con urgenza rifondare un’etica cosmica con la quale affrontare i
problemi che il terzo millennio ci prospetta.
Lo
stile brillante, la dialettica sagace, a volte pungente ed ironica,
caratterizza la narrazione del presente
volume che procede sapientemente per analisi e sintesi in quanto, pur essendo una scrittura necessariamente veloce
che ci propone parecchi artisti di grande
spessore, non risulta mai affrettata o
superficiale ; al contrario la capacità di analisi del suo autore si combina in
un’alchimia perfetta che soltanto pochi posseggono, con la capacità di saper
sintetizzare, con essenziali ed equilibrate parole, tutto ciò che d’ importante
c’è da sapere sull’ artista preso in esame che viene contestualizzato nell’ ambientazione delle relazioni umane,
sociologiche e storiche in cui si è formato, in sintesi , nel suo microcosmo.
Sfogliare
questo libro, intenso e bellissimo, ricco di vibrazioni messianiche ed
escatologiche, è come aprire uno scrigno
pieno di gioielli rari e preziosi tra i quali è quasi impossibile scegliere il
più bello ed è per questo che, per non offendere alcuno, tralascerò di citare i
nomi prestigiosi delle donne e degli uomini, presenti nel “ Cafè de Maistre” , che
hanno dato, con le loro opere e con l’esempio di vita, testimonianza della fervida attività culturale che la
generosa terra di Sicilia, pur con tutti i suoi limiti, produce e che ci fa
sperare, nonostante “ mala tempora currunt “, nonostante l’ attuale
condizione culturale globalizzata e disumanizzata, lontana dalla Tradizione, in un mondo migliore.
lunedì 23 maggio 2016
venerdì 6 maggio 2016
mercoledì 9 marzo 2016
Tommaso Romano, nuovo volume: "L'Apocalisse e la Gloria"
E' stato pubblicato riunito in volume il testo di Tommaso Romano "L'Apocalisse e la Gloria" già apparso, in parte, a puntate nel blog www.mosaicosmoromano.blogspot.it
Può essere letto e scaricato gratuitamente o richiesto alla mail fondazionethulecultura@gmail.com
lunedì 29 febbraio 2016
Tommaso Romano, "Non Bruciate le carte" (Ed. Prova d'autore)
di Sandra Guddo
Non lasciatevi ingannare dalla dimensione quasi tascabile di questo libro che è una preziosa raccolta dei pensieri, aforismi, frasi di Tommaso Romano, selezionati dalla sua vasta e variegata produzione letteraria, per mano di Maria Patrizia Allotta.
“ Non bruciate le carte “ titolo del volumetto in questione, è anche un monito che proviene dallo stesso interessato che, come noto, assegna alla memoria un valore assoluto, in quanto soltanto attraverso il recupero delle opere è possibile salvare dall’oblio il ricordo di chi ha voluto testimoniare il suo contributo, grande o piccolo che sia, alla costruzione del sapere per consegnarlo ai posteri . Questa raccolta non asseconda soltanto tale scopo ma segue un progetto, un disegno, soppalca la complessa architettura atta a rendere più facilmente comprensibile il pensiero di Tommaso Romano e ne fornisce una chiave di lettura che può essere condivisa o no ma che ha anzitutto l’obiettivo di esplicitare le sue idee a chi lo segue da tempo ma soprattutto a chi si accosta per la prima volta ai suoi scritti.
Esporre la propria filosofia di vita attraverso la raccolta di brevi frasi tratte dalle sue opere, rientra nella convinzione, già espressa da Edouard Manet, che la verbosità annoia il lettore mentre la sintesi ne favorisce la riflessione. T. Romano esalta la capacità di sintesi, considerata un vero e proprio dono, affermando il valore del ” linguaggio essenziale, espresso per sottrazione più che per abbondanza. “
Interpretare il pensiero di Tommaso Romano, organizzato in sistema filosofico, non sarà un’impresa facile ma è la meta del nostro viaggio interpretativo, consentitemi la metafora, che si svolge attraverso tre tappe fondamentali: la prima si sofferma sul valore della parola che è “ universo molto più che verso”; la seconda tappa ci propone l’ arte che “come verità e stile, promuove e svela”. Alla fine del percorso T. Romano ci invita ad una profonda riflessione sul senso della vita che “ è già pienezza questa vita, già ora “.
Poeta colto e raffinato, T. Romano considera la parola un dono, quasi una magia che “ si appalesa perché nasce da un pensiero che si manifesta “. La poesia ha una forte connotazione ontologica e mistico- religiosa, nasce dall’Assoluto e a Lui ritorna, rinvigorita, attraverso un procedimento metanoico. La parola in quanto “versus “ è il veicolo privilegiato della verità trascendente, rin-salda il legame tra l’umano e il divino nella continua dialettica immanenza- trascendenza.
Il versus poetico perciò non può essere utilizzato nel “ segno di improduttivi appagamenti letterari e di ricercate parole ad effetto o di consolatori ebetismi o ancora clownesco esibizionismo dell’apparire. “ Non può essere ricondotto “ a proclama ideologico, a sciatteria, a nichilismo, perdendo ( … ) il valore alto della profezia, l’annuncio di un destino, il disegno di un viaggio decisivo.” La parola è segno del segno, è un dono ricevuto impregnato di religiosità; come tale va trattata e rispettata.
La parte centrale di “ Non bruciate le carte “ costituisce una vera e propria teoria estetica in quanto da semplici frasi ed annotazioni è possibile rintracciare la sua convinzione che l’arte si esplica innanzitutto nei valori assoluti della Bellezza e della Verità. Ciò che caratterizza la nostra identità è proprio l’educazione artistica che deve avere, da parte dei governi, la stessa attenzione che si rivolge alla scienze economiche o politiche perché, proprio attraverso l’arte, un popolo può essere più consapevole e più libero. L’arte, in tutte le sue manifestazioni, consente al genio creativo di esprimersi e di operare nella tradizione, le innovazioni che si pongono “ aldilà del giudizio estetico che ciascuno di noi può esprimere.”
“ L’arte è altro dalla natura e dalla vita anche se da esse viene e si riferisce.” Utilizzando termini kantiani, è possibile affermare che l’arte rappresenta la perfetta sintesi che mette in contatto il mondo fenomenico con il noumeno, realizzando la più compiuta operazione trascendentale il cui risultato è, appunto, l’opera d’arte: non soltanto immanente né solo trascendente ma fusione di entrambe che conferiscono all’arte così intesa valore universale. L’arte ha anche una funzione liberatoria e catartica che aiuta l’uomo a superare le inquietudini e le passioni che travagliano il nostro vivere quotidiano, guidandoci infine, come affermava anche Aristotele, alla purificazione e allo svelamento della Verità.
Il nostro viaggio si conclude con un mosaico di riflessioni che mostra al lettore la sintesi della ricerca poetica-letteraria di T. Romano che potrebbe costituire, nel suo complesso, le fondamenta per una teoria sull’Etica, tema che è stato da sempre oggetto di speculazione filosofica che ha accompagnato l’uomo nel suo faticoso cammino verso la conoscenza e la verità.
Il problema etico rimanda necessariamente al problema della libertà di coscienza e quindi del “ libero arbitrio”. Come scrive T. Romano: “ Dio crea anche le nostre libertà, da non immiserire nella costruzione delle teologie “, in nome delle quali, vengono predicati da politici indegni nella “ retorica di un ordine mondiale, valori assoluti come giustizia, pace, uguaglianza, solidarietà e amore”. Ebbene “ quel Cristo non è Gesù Cristo. E’ un’altra cosa”. Le costruzioni teologiche innalzate per nascondere altri interessi ben più contingenti e miserabili, vanno abbattute per “ ricostruire il senso che è essenzialmente religio. “
Come aveva affermato il filosofo e teologo tedesco F. Schleiermacher ( 1768/ 1834 ) nella sua opera “ Grundilien einer kritik “ la religiosità “ est una in rituum varietate ”.
Essa non è conoscenza né moralità né fede perché altrimenti scadrebbe nel dogma; la religiosità spogliata dalle forme, dai riti che l’hanno accompagnata nell’evoluzione storica è musica che accompagna l’uomo nella vita del Tutto.
Per certi aspetti, il pensiero di T. Romano è molto vicino alle posizioni di Scheiermacher in quanto anche per lui è indispensabile “ ricostruire il senso che è essenzialmente religio “ per cui diventa prioritario per l’uomo contemporaneo, immerso in una società piena di falsi idoli, “ non smarrire mai la centralità dell’essere, la profondità del pensiero , la capacità di affrontare senza paure il non conosciuto.
Innumerevoli sfaccettature arricchiscono l’impianto del pensiero filosofico del nostro autore grazie ad una serie di considerazioni che costituiscono una sorta di vademecum che può accompagnare l’uomo nel suo viaggio terreno ed aiutarlo a comprendere che questa vita è già pienezza, già ora . A patto che egli comprenda che “ anche l’uomo comune, milite ignoto dell’ordinario ( … ) ogni pur piccola tessera del mosaico che comprende l’esistenza, diventa importante, determinante per l’ historia di ogni uomo “. Egli è “ tassello vivo “ che contribuisce alla costruzione del complessivo disegno di quel mosaico di cui è corresponsabile senza alcuna differenza tra il Napoleone e il piccolo raccoglitore di lattine: entrambi, ognuno a modo proprio , trovano posto nel mosaicosmo , neologismo da lui ideato per indicare la sua visione del Disegno. Ed è in quest’ottica che T. Romano rifiuta energicamente l’etica utilitaristica, basata sul do
ut des, ma riqualifica la vita quotidiana come “ palestra per applicare l’etica su cui confrontarci “.
Al di fuori di ogni atteggiamento di superomismo, di negazionismo o di nichilismo occorre sapere confrontarsi, con moderazione, “ sulle culture altre “ . Occorre rivalutare “ l’ascolto e il dialogo con tutti e l’attitudine al plurale, evitando però il sincretismo, nemico principe dell’autentica universale sintesi “.
martedì 23 febbraio 2016
giovedì 18 febbraio 2016
"Scrivere degli altri e di sé" (Fondazione Ignazio Buttitta) a cura di Tommaso Romano
di Corrado Camizzi
L'elegante volumetto contiene gli
Atti di un Convegno sul tema La Biografia come scienza arte e memoria,
tenutosi a Bolognetta (PA) il 16 Ottobre 2010. Un tema quanto mai originale e
attuale, anzi proiettato al futuro. “Rilevo anzitutto – dice Elio Giunta nel
suo intervento - l'aspetto meritorio di questa iniziativa culturale, giacché
riunirsi a livello scientifico per discutere sul tema “biografie” mi torna come
cosa rara, anzi a mio giudizio, qui si colma una lacuna”. Infatti, finché si
parla di biografia come memoria e arte, biografia tra storia e letteratura,
siamo tutti abituati e d'accordo, ma arrivare a parlare di attività scientifica
in questo campo significa riconoscere l'esistenza di un “metodo” oggettivante e condiviso nonché di risultati
capaci di integrazione con altre discipline come la storia, l'antropologia, la
pedagogia, la sociologia, la letteratura, il cinema… Anche se sottrarre del
tutto alla soggettività la narrazione di
una vita (di altri o di sé) è cosa non difficile ma impossibile, come ben
sottolinea Ignazio E. Buttitta nella sua relazione fondativa, affermando che “l'aderenza
al presupposto dell'assoluta oggettività di ogni scrittura scientifica è
viziato ab origine”, ciò non vuol dire che la ricerca della verità, come
obiettivo finale seppure non interamente raggiungibile, non debba essere alla
base di ogni biografia o autobiografia. E, come ricorda Salvatore Di Marco, già
un'impostazione approfondita di questa riflessione è stata data da Tommaso
Romano “il quale in alcuni suoi saggi specifici, tende a dotare la historia
vitae, il racconto di un'esistenza, la biografia, di uno statuto scientifico
proprio, da cui discende, ovviamente, il profilo deontologico del biografo”.
Ovviamente,
in questa prospettiva scientifica, è l'indagine sul rapporto tra verità e historia vitae che informa di sé tutte le
relazioni qui contenute, in una varietà
(ben 21) di voci e di argomenti che formano un mosaico complesso ed organico, in
cui ogni relatore porta il suo arricchimento al dibattito. Conclude, infatti il
Di Marco: “la biografia o è verità o non è tale”.
L'impostazione
scientifica non risulta restrittiva: la Biografia è e resterà sempre “la
descrizione di una vita, il profilo cronologico fatto dal vissuto”, “una storia
umana individuale che entra nella storia”, “operazione di verità che serve per
imparare dalla vita degli altri” (Vito Mauro), incontro con un'esistenza umana
unica e irrepetibile, luce che mette “l'individuo e il suo libero arbitrio al
centro dell'evoluzione epocale”, scelta e trasmissione di valori, occasione di
riflessione, indagine storica, psicologica e sociale, conservazione per i posteri.
Il tutto vagliato da carica emotiva e passione e motivato dal bisogno di
memoria per sopravvivere al tempo, come ricorda Piero Vassallo, narrando (Sulla
biografia dei proscritti) l'allucinante esperienza della non mortale
fucilazione del giovane fascista valdostano Piero Sassara da mano partigiana.
L'indubbio
interesse oggi esistente sull'argomento (forse non tutti sanno che esiste anche
una Libera Università dell'Autobiografia, ad Anghiari) è documentato dal
proliferare di Dizionari biografici, magari legati al territorio o ad una specifica disciplina, che tendono a far
emergere dall'oblio esistenze di pubblico interesse, altrimenti a rischio di
essere oscurate. In particolare, due relazioni documentano questo settore:
quella di Marinella Fiume, curatrice del Dizionario biografico Italiane
e del Dizionario Siciliane, e quella di Maria Patrizia Allotta, su un
interessante progetto che, da alcuni anni, coinvolge studenti di una Scuola
Superiore di Palermo ed ha prodotto varie pubblicazioni contenenti numerose
schede biografiche di Siciliani culturalmente rilevanti (letterati, filosofi
scienziati, musicisti, …).
Al
proposito, da diversi relatori viene sottolineata la funzione educativa e
pedagogica che può avere una biografia, a iniziare da quella del Padre Cornelio
Fabro, scritta da Rosa Goglia, che Annamaria D'Ambrogio definisce “pedagogica
per antonomasia”, “per il suo ricco contenuto, per il metodo adottato nella sua
stesura e per il suo protagonista” che ella chiama “maestro in umanità”.
Il
sottogenere Autobiografia ha, in più, caratteristiche sue proprie. Francesco
Paolo Calvaruso afferma che “l'autobiografia non è solo il piacere di
ritrovarsi, di ripercorrere la propria storia, ma soprattutto è un'occasione
auto-formativa”. “Dal lavoro di ri-scrittura di sé emerge il passaggio
dall'autobiografia all'autoanalisi”. Scrittura di memorie, di diari, narrazione
della propria vita, quindi, come momento di maggior consapevolezza di sé, attività
formativa, terapeutica e consolatoria, capace di riappacificarci con noi
stessi, che induce in chiunque ne faccia esperienza una dimensione
autopedagogica, autoanalitica e introspettiva. “In definitiva parlare e
scrivere di sé costituisce sia un momento autoconoscitivo che socializzante”
(Antonella Colonna Vilasi).
Non
manca neppure, tra i contributi, una significativa finestra sull'antichità, con
un breve, ma sintetico ed incisivo, excursus sulla biografia nel mondo antico,
dove Maurizio Massimo Bianco fa il
debito accenno anche all'agiografia e all'epistolografia. Alcune poesie
siciliane, lette durante l'incontro
-particolarmente toccante quella dedicata alla popolana guaritrice Donna
Lunarda- evidenziano la potenza espressiva dell'idioma dell'Isola, arricchendo
e potenziando l'anima siciliana che ha ispirato e sostenuto tutto il convegno.
Nell'ottica
quindi della stimolante galleria di interventi che ci si presenta in questo
libro, la Biografia acquista un'identità propria, di genere non minore, dotato
di specificità autonome, connesso alle
altre arti e discipline, radicato nel passato e denso di prospettive per il
futuro.
lunedì 15 febbraio 2016
mercoledì 10 febbraio 2016
Ripubblicati in forma integrale i saggi di Giuseppe Cottone, Franca Alaimo e Franco Trifuoggi
Sul blog cosmospirituale.blogspot.it si possono leggere integralmente i volumi sulla mia opera poetica di
- Franca Alaimo, Le Eutopie del viaggio. La poesia di Tommaso Romano. Prefazione di Davide Rondoni, Ed. Vallecchi, Firenze, 2005
- Giuseppe Cottone, "Eremo senza terra" di Tommaso Romano, in "Nel segno della poesia". Prefazione di Antonino De Rosalia, Ed. SPES, Milazzo, 1997
- Franco Trifuoggi, La poesia di Tommaso Romano, in "Quaderni di Arenaria" a cura di Lucio Zinna, Ed. Ila Palma, Palermo, 2013
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