lunedì 9 febbraio 2015

La riforma totalitaria della scuola, non certo bella

Pensavo tramontato il tempo della scuola del centralismo e del totalitarismo e senza spazi per la libertà della persona propri di un Makarenko.Il totalitarismo ''democratico'' impera sotto le spoglie del riformismo! L'Autonomia una volta tanto sbandierata è oggi ridotta a un nulla,un ricordo confuso di una stagione peraltro colma di demagogia rivoluzionaria e di finzioni innovative,gia' allora distruttive. Non era servita la lezione pessima delle riforme Moratti e Gelmini,dato che ora nel nome taumaturgico della ''buona'' scuola (già stabilirlo a priori che è buona suona tanto perfettismo...) la ministra Giannini,già montiana di ferro e ora renziana radicale,ci propina la sua di ricetta preconfezionata,con illusione di consultazione mediatica tanto per dire che in nome della democrazia plebiscitaria nulla si cambia.Ecco così la riforma ''efficientista'' e ragionieristica della scuola,con larvate imposizioni,norme,vincoli ,dipendenze gerarchiche onde acquisire meriti per carriere in divenire,il ritorno del tempo  pieno,l'obbligatoria ''disponibilità'' sempre in nome del risparmio e a danno dei giovani in cerca di un ruolo di professionalita' insegnante.
Voci in dissenso,tranne quelle di alcuni settori associativi e sindacali ridotti alla marginalizzazione,pari quasi a zero.
La libertà d'insegnamento teoricamente garantita dall'articolo 33 della Costituzione, basato sull'articolo 9 incentrato sullo sviluppo della cultura, è ormai nei fatti soppiantato da un dirigismo centralizzato che invoca l'uomo come prodotto sociale che,per diventare efficiente deve saper digitalizzare pittosto che sapere,professare senso critico, dare valore allo studio  e all'apprendimento, i soli e decisivi fattori della crescita umana e spirituale dei giovani. La vera alfabetizzazione e' la conquista incessante della cultura,fondamento di ogni professione,tranne che non si percepisca il disagio,la crisi di valori,lo smarrimento dei nostri giovani che  poi senza basi serie ,incolpevoli,non sapranno ben progettare ponti e strade,non sapranno curare pazienti,non sapranno prendersi insomma la responsabilita' di vivere.Fra l'altro dovrebbe esser chiaro che insegnamento e apprendimento non sono misurabili neppure con le ''competenze'' che si dovrebbero acquisire nella fantasmagorica alternanza scuola -lavoro.Se non ci si adeguera' si potra' essere considerati dei paria e ,in nome dell'eguaglianza, essere emarginati ,sottovalutati anche economicamente.Qualcuno valuterà,si dice,ma chi valuterà i valutatori.La Costituzione,sempre invocata a proposito e a sproposito,e' come un timone in Italia,dove lo si gira,va.La vera culura e' un duro pane che nasce dalla stimolazione al sapere,dalla curiosità,dal confronto,dal frequentare luoghi  deputati,in tale prospettiva riformistica tutto ciò diviene teorica possibilita',occorre infatti stare a scuola e supplire tutto il possibile,obbligatoriamente,senza scappatoie.Tutto questo in barba ai contratti di lavoro scaduti da sei anni! Ma questo non viene considerato un diritto.Se poi,poniamo,proponi un referendum sulla nuova scuola - con le firme a posto come quelle sacrosante sulla legge Fornero,naturalmente evaporate -allora si può star certi di passare per scansafatiche che vogliono solo la pensione.
Tanti altri mestieri e professioni possono essere usuranti,l'insegnamento no,dato che è roba di fortunati fannulloni, che nulla o quasi fanno e che meritano di morirci , a scuola.Anche a scapito del diritto al sapere degli studenti.

Serata organizzata dal Circolo Giacomo Giardina

Come annunciato si è svolta a Bagheria nella bella villa Galioto la serata a me dedicata. Organizzata dal circolo Giacomo Giardina, dal suo Presidente Giuseppe Bagnasco, dalla vicepresidente Paola Galioto Grisanti e dalla Confraternita dei Beati Penitenti, hanno svolto inoltre interessantissime relazioni sulla mia opera e sulla simbologia di un meraviglioso ritratto che mi rappresenta opera di Pippo Madè rispettivamente Maria Patrizia Allotta e Rita Elia. Alla Presidenza anche il maestro Carlo Puleo. Trenta Poeti con trenta poesie hanno declamato i loro versi. Il circolo mi ha offerto un bel diploma commemorativo dell' evento che si è concluso con un simpatico ricevimento offerto dalla padrona di casa Paola Galioto Grisanti
 
Foto Nino Bellia





Foto Calogero Giarrizzo

 

mercoledì 4 febbraio 2015

Lorenzo Maria Bottari e la scelta dell’arte come totalità

Pittore palermitano, il maestro Lorenzo Maria Bottari, vivente da molti anni a Milano, si è affermato in tutto il mondo come autentico interprete del colore e del sapore della nostra terra, affrontando temi e svariati cicli (molto bello quello del circo), e problemi di natura universale, con una versatilità degna di nota. Al tempo della mia lunga esperienza quale Assessore alla Cultura alla Provincia e poi al Comune di Palermo, ho avuto modo di sostenere questo Artista autentico, anche valente scultore, che veramente concepisce e professa l’arte come scelta di vita totale.
Da Renato Guttuso a Marco Valsecchi, passando per Franco Solmi, Leonardo Sciascia, Gianfranco Ravasi, Alessandro Quasimodo, Salvo Ferlito, Francesco Gallo, Rossana Bossaglia e altri, Bottari ha ricevuto e riceve meritati consensi critici, più volte sottolineati, inoltre, dalle interessanti recensioni che gli dedica Sebastiano Grasso sul “Corriere della Sera”. Anche che scrive, nel 2001, ha vergato alcune note sul Maestro siciliano, ora ripubblicate sul bel Catalogo che dà ragione del suo, impegno, dal titolo “ Lorenzo Maria Bottari. Quarant’anni vissuti con arte” con raffinata cura di Antonio Miredi, ed edito meritoriamente dal Comune di Pioltello, dove Bottari oggi vive. Mi permetto riprenderle, queste note, perché sottolineano, credo, la mia partecipe ammirazione per l’opera di Bottari. "Segno e disperata forza del colore, metafora di una profonda realtà dell'apparenza nella forma che è la cifra del dolore nel circo-vita in cui tutti i pirandellianamente recitiamo a soggetto come si conviene alle anime con l'apparente coscienza a posto. Bottari multiforme e vulcanico, caratterialmente ed espressivamente legato a terre ed esperienze plurali, richiama, forse più che altri artisti isolani, la grande forza inventiva un mitico e fiabesco scrittore siciliano dalla grande statura: Giuseppe Bonaviri. Si intrecciano Bottari gli elementi di una melanconia antica, alla strenua ricerca di una dimensione iconica in grado di soddisfare la misura della quotidianità che lo stesso dispiegarsi del disegno sapientemente e compiutamente registra nell'essenzialità".
Voglio anche segnalare, due altri volumi recentemente editi: il primo è pubblicato dal rinomato Schena editore di Fasano in Puglia, ed ha per titolo “ Dentro le quinte”, con prefazione di Alessandro Quasimodo e di Antonio Miredi.   Libro scintillante di versi, colori e memorie, di incontri e di emozioni. L’altro volume-catalogo è invece dedicato da Bottari interamente ad Alda Merini, la grande Alda la cui voce di umanissima, alta poesia tanto ci manca. Il Tributo di Bottari, con una mostra tutta dedicata alla Merini del 2013 alla Biblioteca Comunale di Pioltello, è totale, assai sincero. Disegni, fotografie, oli e tecniche miste incontrano il genio e la lucida, erasmisma follia della Merini, amica per un ventennio di Bottari, a cui pure ha dedicato versi e pensieri intensi, presenti nel catalogo.
Devo confessare che, avendo conosciuto a Milano molti anni fa la Merini, il dipinto a Lei dedicato e posto in copertina, mi appare cogliere la complessa e affascinante psicologia, gli umori, di questa donna che tanto soffrì per amore e per poesia, e di una intensità che reputo realmente come un esito assoluto del suo genio creativo, e della sua libertà ed indipendenza dalle mode, così riconciliandoci con la buona pittura, che nessun artificio potrà distruggere.

sabato 31 gennaio 2015

30 X 60 IL 4 FEBBRAIO A BAGHERIA

Il benemerito Circolo Culturale Giacomo Giardina di Bagheria e la Confraternita dei Beati Penitenti organizzano la Serata in onore di Tommaso Romano per i suoi sessanta anni con il Recitals 30x60,seconda tappa dopo la riuscitissima manifestazione del 19 gennaio u.s. svoltasi alla Sala delle Lapidi del Comune di Palermo.Interverranno il Presidente del Circolo Giuseppe Bagnasco,Maria Patrizia Allotta,Rita Elia.Partecipano i Poeti: Pia Amodeo,Vincenzo Aiello,Ignazio Balistreri,Nino Bellia,Maria Cancilla,Mariella Caruso,Antonino Causi,Palma Civello,Angela D'Amato,Michelangelo Di Lorenzo,Giovanni Dino,Cenzi Caruso,Francesco Federico,Dino Fornaro,Paola Galioto Grisanti (grazie alla Sua generosa ospitalita'),Teresa Giannone,Agata Graziano,Salvo Inserauto,Antonino Lo Piparo,Francesca Luzzio,Giovanni Mannino,Emilia Merenda,Adele Musso,Teresa Riccobono,Elena Saviano,Gloriano Solaro,Felice Talamo,Maria Rosa Tomasello,Vincenzo Vacanti,Giovanni Varisco.La manifestazione si concludera' con l'intervento di Tommaso Romano e si svolgera'  nei Saloni della Villa Coglitore-Galioto ,Via Palagonia 141, con inizio alle ore 17,00  del 4 febbraio 2015.(Vito Mauro)

venerdì 30 gennaio 2015

DISTILLARE LA PAROLA PER LA VERITA’ DEL LINGUAGGIO

 Una delle peculiari caratteristiche che seguendo la decadenza di un popolo è la perdita della nozione di verità e autenticità del linguaggio.
Ogni affermazione dettata da estemporaneità non è quindi equiparabile – solo perché allegramente e sconsideratamente pronunciata – al retto giudizio, alla meditata riflessione che si fanno parola, all’accogliente calore della limpidezza che le parole possono distillare, alle espressioni che si coniugano ai carichi e prudenti silenzi, a volte tanto eloquenti – se non più – delle stesse parole. L’imbarbarimento è proprio segnato dalla perdita di valore e di chiarezza della propria lingua. Qui, nessuno vuole ripercorrere le orme assai nefaste del Fichte, che scambia la peculiarità della lingua del popolo tedesco come superiorità dello stesso popolo, in quanto presunta lingua originaria, che avrebbe rifiutato nel tempo ogni contaminazione linguistica di altri popoli, fino a terrorizzare la famosa “ missione del detto” come filosofia indispensabile per ogni tedesco. Popolo che, malgrado spostamenti territoriali, non avrebbe intaccato la originaria purezza e saggezza. A logica conclusione di un tale percorso che certo accomunò altri Idealisti e lo stesso Hegel (con Cartesio, Rousseau e Kant già padri della dissoluzione moderna) si giunse alla follia nazista che, oggettivamente, è frutto di una elaborazione, per quanto rozza e talvolta impropria, di tali impostazioni teologico-filosofiche.
Ciò che abbonda nel linguaggio rischia la tracimazione, le parole sono a volte pesanti perché buttate giù come massi, sono espressioni superficiali e spesso prive di senso, atti gratuiti, inutili, a volte allusivi a volte di una banalità senza fondo. Anche la tendenza all’introduzione, nel linguaggio corrente, di parole straniere svilisce la bellezza della lingua, la sua profondità e complessità, verso una neolingua contaminata inutilmente o, peggio, schiava delle nuove forme di comunicazione mediatica, a cui la scuola- primariamente- non dovrebbe affatto subordinarsi, come invece colpevolmente avviene spesso.
Nel Vangelo di Matteo (5,37) si legge e si dovrebbe così in umiltà meditare: “ Ma il vostro parlare sia Sì Sì No No ciò che è in più viene dal maligno”. Non è questa la sede per l’apologia della regola delle concisione, piuttosto l’invito a non disperdere i propri talenti magari per consegnate le famose ”perle ai porci”. La grande epifania del sacro è intraducibile in umane parole e neppure ai grandi Spiriti è sempre concesso potere esprimere la bellezza dello stupore, la bellezza del reale che si tramuta in Ideale. Ancora, leggere e meditare la saggezza, tornare ai classici, riscoprire la perennità della Parola Viva, può anche voler dire che, colui che ha scritto è poco importante, rispetto al prudente contenuto: “ Non voler sapere chi l’ha detto ma poni mente a ciò che è detto” (Imitazione di Cristo).
Stupiscono negativamente le frasi fatte e ripetute, anche da chi in alto loco sta, stupiscono le approssimazioni condite da pseudoantropologia e parodia della filosofia, apparentemente infarcite di buone intenzioni (sappiamo a cosa sfociano le buone intenzioni), di una” misericordia” che si ripete ossessivamente e tanto lontana dalla modestia della Carità che resta ai più invisibile e che pure viene praticata e sperimentata da chi non vuole apparire e molto tiene invece al dono semplice e all’affinamento del proprio essere, verso quel necessario perfezionamento come Qualcuno ci ha indicato dover fare.
“ Ho scritto poco e avrei dovuto scrivere meno” affermava Cristina Campo quasi a significare l’importanza do ogni pur apparentemente semplice parola, detta o scritta.
Intanto mi autolimito anch’io, concludendo così questi spero non invadenti pensieri.

Tommaso Romano


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ThuLeggi: Pochi libri lasciano un segno profondo fra la narr...: di Tommaso Romano Il crollo della grande capacità di narrare dell’uomo, del mondo e dell’eterno, di indagare ragioni, di abbandonarsi all’im...

mercoledì 28 gennaio 2015

Una bella Poesia di Elvira Sciurba,un dono

Inaspettatamente la scrittrice Elvira Sciurba, che leggo e apprezzo,mi fa omaggio del ''Lunario di Poesia 2015'' , diretto da Antonio Porta per le Edizioni del Giano di Roma.
Alla data del 2 marzo la Sciurba pubblica la poesia
                                    ALL'AMICO TOMMASO ROMANO
                               
                        Achille,
                        vestito di dura armatura,
                        corazza alla miseria umana

                        con sapiente arma
                        di conoscenza
                        dichiari guerra aperta
                        a ignoranza e presunzione
                       e senza tregua lotti,

                       notte e dì ,

                       per portare luce di verità terrena.

                       Ma il tuo tallone è sempre lì,
                       scoperto,
                       pronto ad accogliere,
                       come fertile grembo materno,
                       vitale colpo di amore e lealtà .
Le poesie non si commentano,si leggono, se possibile si vivono e , come in questo buon caso,si comprendono con intelletto partecipe e con affettuoso pensiero,colmo di gratitudine.(T.R.)




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ThuLeggi: INTERVENTO DI ARTURO DONATI - "IL SISMOGRAFO E LA ...: Dopo aver pubblicato l' intervento di Maurizio Massimo Bianco sul libro "Il sismografo e la cometa" segnaliamo l'intervent...

domenica 25 gennaio 2015

Presentazione "Il sismografo e la cometa" (Tommaso Romano, Palermo 2014)

Come annunciato si è svolta la presentazione a Paermo,nella prestigiosa Sala delle Lapidi del Comune,del nuovo libro della collezione del mosaicosmo di Tommaso Romano ''Il sismografo e la cometa'' edito dall'ISSPE,con la partecipazione di oltre 150 ospiti.Il Consigliere Comunale avv. Giulio Cusumano ha introdotto e donato una Targa a Romano a nome della Citta',sono intervenuti Giuseppe Bagnasco,Umberto Balistreri, Maurizio Massimo Bianco,Arturo Donati,alla Presidenza Ciro Spataro,Elide Triolo,Vito Mauro,Maria Patrizia Allotta,Pippo Romeres ha letto spendidamente 30 testi lirici di poeti e 2 di Romano,mentre applauditissimo il maestro Francesco Maria Martorana ha dato un saggio di pezzi di chitarra classica fra cui uno inedito composto per Tommaso Romano.Pubblichiamo di seguito l'intervento di notevole spessore del prof. Maurizio Massimo Bianco ricercatore di lingua e letteratura latina all'Universita' di Palermo,autore di preziosi saggi e traduzioni,si occupa prevalentemente di commedia e retorica del mondo antico,nonchè di biografia,storiografia e antropologia. (Vito Mauro)






di Maurizio Massimo Bianco

Quelli di Tommaso Romano sono per così dire dei veri e propri libri a mosaico, dei metalibri, costruiti talora intorno e a premessa ad altri libri, attraverso un labirinto spesso e sorprendente di ricerche e di percorsi. Aprono curiosità, introducono ad universi paralleli, danno conferme, sviluppano revisioni.
La collana del Mosaicosmo è giunta ora al suo dodicesimo volume. Un traguardo ambizioso che dimostra come il percorso culturale di Tommaso Romano sia ancora fertile, ancora destinato a dare fruttuose interpretazioni della realtà e della sua misteriosa articolazione. Non a caso la collana è intitolata ad uno splendido neologismo, Mosaicosmo. Ne spiega molto bene il senso Ida Rampolla Del Tindaro, utilizzando gli stessi chiarimenti di T.R.: «la tessera del mosaico rappresenta […] la sintesi simbolica che la vita dell’uomo sviluppa nei suoi atti, nella sua coscienza, nella profondità del suo essere, che è unico ma fa parte di un insieme e non è mai avulso da un contesto in cui tutto, anche una particella infinitesimale come un tassello, ha un senso e si proietta verso il mistero. Ogni essere umano è dunque indispensabile nell’economia del creato e ogni uomo […] ha una sua missione da compiere». L’occhio di Tommaso Romano, guidato da sensibilità e formazione, indaga su alcune corrispondenze, per dirla in termini baudelairiani, cerca di intuire alcuni legami tra le tessere del tempio della Natura. Non si tratta mai di un lavoro di cucitura ma di uno sguardo di ricomposizione, che tiene insieme molteplicità e unità
Innanzitutto il titolo, Il sigmografo e la cometa: come talora T.R. ama fare, il titolo non è mai del tutto espressamente spiegato all’interno del volume; qualcuno, ad esempio, si continua ancora ad interrogare su cosa esattamente significhi L’isola Diamascien. Ma i titoli - ce lo insegna Genette – sono soglie, ci portano già dentro il testo, anche quando semplicemente producono interrogativi, certezze o fraintendimenti, perché un libro, prima ancora che dell’autore, è soprattutto di un lettore. Quello che subito balza all’occhio è l’ossimoro di questa espressione: da un lato c’è il sismografo che registra e presuppone il sisma, il movimento, la distruzione; dall’altro c’è la cometa che segna la strada, indica una via, dà certezze. È un ossimoro orientato in positivo, perché la cometa segue il sismografo e non il contrario: non si ignora la slavina, il clima ‘apocalittico’ (come lo definisce lo stesso T.R.), ma si consegna al lettore un’occasione, una possibilità, un percorso di salvezza. La cometa è un simbolo straordinario, sacro e profano al contempo, che riesce a riscattare con la sua aura poetica anche molti messaggi prosaici.
Il libro si articola in 5 sezioni, che in qualche modo prospettano campi di indagine diversi ma che inevitabilmente, nel quadro del mosaico, finiscono per richiamarsi tra loro.
La prima parte, intitolata LA TRADIZIONE E LA DERIVA APOCALITTICA, è aperta da un lungo saggio, inedito, sulle LINEE ANTIMODERNE PER I CAVALIERI ERRANTI DELL’IDEALE. Si tratta di un’ampia riflessione sul nostro tempo e sulle sue prospettive, in un’epoca segnata dalla crisi delle istituzioni politiche, economiche e spirituali. T.R. parla di clima apocalittico, anche se non si lascia mai tentare dal nichilismo. Contro questo quadro desolante vengono chiamati in causa, con una bella allusione donchisciottiana, i cavalieri erranti dell’ideale, ovvero quella resistenza, apocalittica e controrivoluzionaria, che è individuata, con una felice metafora, nelle microcomunità agricole degli uomini di cultura e nell’azione coraggiosa dei piccoli gruppi. T.R. non risparmia critiche, talora con sottile ironia, nemmeno ai cavalieri mancati, anche a quei Pastori di anime che, a suo avviso, hanno in qualche maniera rinunciato alla resistenza.
Al centro delle pagine di T.R. c’è proprio l’idea di progresso, che, come egli bene sottolinea, a partire dall’epoca post-illuministica si è trasformata in una vera e propria ideologia, in una sorta di fede unilaterale che, quasi secondo un fondamentalismo rovesciato, oggi non ammette infedeli: non si può non credere nel progresso. Nel saggio invece si insiste sulla necessità di un ripensamento radicale della modernità, che possa comportare una resistenza etica ma anche «spazi autarchicamente e umanamente tollerabili, anche in senso geopolitico». In questo sisma la cometa è rappresentata dal sacro; come afferma l’autore, «“Rivestirsi” di sacro è possibile, ma è anche arduo. Il sacro è comunque già nell’uomo imago Dei, è nella natura imago Dei, è nel cosmo imago Dei. Basta saperlo scrutare e coglierlo, il sacro, attraverso la direzione di pastori e guide all’altezza del compito tanto immane […] senza sincretismi e senza falsi pietismi».
La riflessione di T.R. si avvale, comunque, in maniera evidente delle sue risorse di storico e filosofo e delle sue competenze di politico. Al disastro, al terremoto, morale ed economico, si oppone una scia di luce, un percorso ideale, valido per i piccoli cavalieri ma anche per chi agisce da protagonista. A loro l’autore si rivolge nelle considerazioni conclusive: «Il protezionismo non deve essere un tabù, è la sola strada maestra possibile. Questo non significherà chiudere ermeticamente le frontiere ai nostri esportatori (pochi, in pochi settori e ormai marginali nello scacchiere mondiale) e a chi vuole introdurre i suoi prodotti in Italia. Bisognerà incoraggiare, promuovere, controllare e agevolare il mercato interno, con condizioni precise da imporre al liberismo e al mercatismo imperanti, per l’import-export».
IL SUD, L’ITALIA, LA NOSTRA STORIA: UNA NECESSARIA CHIARIFICAZIONE è il
secondo saggio della prima parte, anch’esso parzialmente inedito.
Viene chiarita l’occasione di questa riflessione, scaturita da una domanda insistente che è stata rivolta a T.R. dopo la pubblicazione del suo saggio su Vittorio Amedeo di Savoia Re di Sicilia. Lui stesso la sintetizza: come si può essere revisionisti rispetto al Risorgimento e poi scrivere un’opera sui Savoia? La riflessione che ne viene fuori è davvero straordinaria, perché non si limita soltanto a chiarire obiettivi e senso dell’indagine storiografica, che ovviamente avviene al di là delle nostre convinzioni, anzi avviene anche e soprattutto proprio fuori da ogni nostro pre-giudizio, ma diventa occasione per aprire altre interessanti considerazioni e porre nuovi quesiti. L’appartenenza, che sia essa politica, sociale o economica, non può mai portare all’ingenua illusione dell’esistenza di un sistema perfetto: e l’assenza di un bene terreno assoluto – mi si passi l’espressione – finisce per negare, in una sorta di manicheismo rovesciato, l’esistenza di un male terreno assoluto. Ci sono i buoni e i cattivi processi della storia: lo storico (ma si potrebbe aggiungere anche il politico, il filosofo) che, guidato da moralismo e partigianerie, guardasse a questi processi in maniera unidirezionale, finirebbe per tradire il suo stesso mandato scientifico. Il confronto tra alcune posizioni dei Savoia e dei Borbone, che T.R. tratteggia con una semplicità disarmante, non lascia dubbi sulla prospettiva con cui vanno misurati gli eventi e che lo stesso autore sintetizza con una definizione di Franco Cardini: «La storia, come indagine razionalmente e sistematicamente condotta su fatti, istituzioni e strutture del passato, non può essere altro che rilettura, reinterpretazione e quindi revisione continua di giudizio e di interpretazioni precedenti». Avere messo in luce le storture del processo di unificazione italiano non significa pretendere un antistorico rovesciamento degli eventi ma una più rivoluzionaria affermazione della verità storica, come necessaria per ripensarci sia oggi che domani. E come è il domani ripensato da T.R.? Ce lo dice lui stesso: «Ciò che conta, allora, è la riconquista della regalità a tutti i livelli, per ridare unità e dignità ad un popolo che l’ha perduta in quasi settanta anni di repubblica e di malgoverno, di mafie e malaffare».
Nel saggio RENDICONTI E PROSPETTIVE TRADIZIONALPOPOLARI si dipinge il bisogno di una “meta politica”, di un otium fruttuoso, che chi ha esperienza politica (e in questo caso il riferimento è alla stagione del partito Tradizional Popolare) ha il dovere di praticare. Quasi seguendo idealmente la lezione sallustiana, si evidenzia l’esigenza di mettere a disposizione il proprio patrimonio di idee ed esperienze, di vocazione e di cultura in tutti i modi possibili. «Essere lievito di progetto, prospettiva, programma, saper analizzare, formare, indirizzare non sarà - come non è stato - effimero modo di essere e agire».
Di questo patrimonio T.R. dà subito prova nel saggio successivo, dove, a partire dall’analisi di Agostino Portanova, egli riflette sulla parabola politica italiana dagli anni ottanta al primo governo Berlusconi, mettendo bene in luce tutti gli aspetti delle nostra ‘democrazia difficile’. La Seconda parte del libro è chiamata FRA STORIA, STORIOGRAFIA MUNICIPALE E BENI CULTURALI. Dietro ogni riflessione si scorge la fatica intellettuale ma si intravvedono anche le reti culturali che legano l’autore al suo territorio.
L’interesse per la simbologia emerge con evidenza in METASTORIA E SIMBOLO NEL NODO DI SALOMONE SECONDO PIPPO LO CASCIO ma anche in FARI E FANALI DI SICILIA,
dove si sottolinea la dimensione lirica dei fari, che, in analogia con la cometa, sono simbolo della luce e del giusto cammino, oltre che materia di interesse storico, architettonico, strategico.
I saggi LEONFORTE DEL SEICENTO NELLE RICERCHE DI NINO PISCIOTTA e ancora PER CRUILLAS: FRAMMENTI DI STORIA MUNICIPALE danno occasione a T.R. di rivendicare la nobiltà della storiografia municipale, ormai lontana dalle sommarie storie locali dei maestri, farmacisti e notai dall’Ottocento. Come egli stesso conferma, «la nuova Storiografia Municipale oggi è come una vera e propria scienza storica che segue… tutti i riferimenti utili alla ricostruzione della vicenda comunitaria».
Una forte convinzione, ovvero che «la cultura è anzitutto (anche nei suoi esiti concreti) anima che vive nelle cose oltre che nell’umano e nel mondo» è quella che sta alla base delle riflessioni proposte in UNA GUIDA ESSENZIALE PER I BENI CULTURALI.
Nella terza parte, dove Romano va esplicitamente ALLA RICERCA DELLA PAROLA AUTENTICA, troviamo molti saggi, brevi e ricchi.
In questa sezione T.R. dà prova della sensibilità che lo guida a leggere il panorama culturale in cui si muove. Chi sfoglia queste pagine riesce facilmente a capire come siano plurali e articolati gli interessi dell’autore, uomo di cultura ma soprattutto uomo innamorato della ‘parola autentica’, quella capace di tracciare disegni e che non rinuncia alla ricerca della verità. Molto raffinate le considerazioni sull’INIpoesia di Antonino Russo, sul profondo pathos di Stefano Lo Cicero, sulla lingua variopinta e ironica di Vito Conigliaro, sulle parole pulsanti e “scandite come lama” di Francesca Guajana e sull’opera di Dino Grammatico (“AD OGNI AVVENTO” DI DINO D’ERICE) e sulla dimensione totalizzante della poesia di quest’ultimo, intesa come poesia del ‘noi’, della coralità, che consacra il poeta come poeta dell’eticità. La lettura critica delle poesie di Michele Sarrica è, ancora, portata avanti con estrema sicurezza e sintetizzata efficacemente come frutto di un’anima sacrale, per la quale la religio è congiunzione e non laccio. Nell’opera di Pasquale Attard, T.R. vede con lucidità il tema della parusia, per mezzo della quale – come egli sottolinea - il Regno di Dio viene a congiungere i cieli e la terra.
Ancora in questa parte, volendo non trascurare nulla, equilibrato e profondo è il ritratto dell’opera di Salvatore di Marco (LE RIVISITAZIONI CRITICHE E BIOGRAFICHE DI FIGURE NOTE E DIMENTICATE DELLA CULTURA SICILIANA NELLA RICERCA LETTERARIA DI
SALVATORE DI MARCO), di cui T.R. ricostruisce formazione e interessi, dimostrando la sensibilità e la misura di chi sa esplorare anche terreni scomodi o semisconosciuti.
Romano propone in questa sezione anche una lucida lettura dell’epistolario di Salvatore Li Bassi al padre Matteo La Grua, inquadrandolo come «un viaggio interiore di purificazione, di bellezza verso la Luce», un viaggio concepito all’interno di quella dimensione cristocentrica che è alla base del pensiero libassiano. Viene sottolineato opportunamente come la «scrittura della vita non è solo un cumulo di occasioni», perché noi non siamo nel mondo per caso.
Una quarta sezione, intitolata PER CAUSA D’ARTE, mostra ancora le competenze e la passione di
T.R. per l’universo artistico e conferma, qualora ce ne fosse bisogno, la grande versatilità dei suoi interessi. Chi ha frequentato il suo studio non fatica a comprendere come per Tommaso Romano non sia davvero possibile creare barriere tra arte e storia, tra poesia e filosofia, tra formazione e politica: tutto si sintetizza nella sua sete di conoscenza, che non è mai sterile ma concepita sempre come condivisione di spazi, come occasione per capirsi e per capire. In questa parte troviamo riflessioni su Giuseppe di Giovanni, dove il tema della luce viene interpretato anche come proiezione metafisica, su Angelo Denaro, di cui viene ricostruito tutto il percorso artistico, sui disegni di Giuseppe Alletto, sui ‘santini, di cui si coglie il valore spirituale, culturale ed etnoantropologico, sulla raccolta fotografica di Umberto Balistreri dedicata ad un’Aspra policroma.
Un’ultima sezione è poi dedicata a quelli che T.R., con un titolo ad effetto, chiama FIGURE E PERSONAGGI NEL CAMMINO. In questo universo ritroviamo pagine indirizzate a Francesco Brancato, Michele Pantaleone, Renzo Mazzone, Francesco Carbone, Ludovico Gippetto, Sergio Ceccotti.
Il libro è chiuso da un denso saggio di IDA RAMPOLLA DEL TINDARO, che ricostruisce con lucidità il percorso bibliografico, e quindi intellettuale, dell’autore.
Per chiudere questa breve scheda, mi piace utilizzare un’affermazione contenuta in questo stesso volume, un’affermazione che bene traduce il senso e lo spirito della comunione intellettuale, della circolazione di idee, della condivisione di saperi che da sempre guidano l’azione culturale di T.R., convinto che solo i fili bene intrecciati producono un ottimo tessuto.
«Ciò che connota una comunità sono i legami, non solo di nascita o parentali ma anche di intendimenti, stili e memorie. La comunità, infatti, non è un semplice agglomerato confuso e indistinto, indifferente e freddo a ciò che si muove, germoglia o perisce. Certamente è molto di più. È un destino comune, direi, che costruisce ponti e non cinte murarie, che si riconosce nell’auspicare il meglio per la polis, nella sua totale interezza, che ha una fede uguale, una speranza profonda, una solidarietà operosa, vigile».

mercoledì 21 gennaio 2015

GIUNTA SICILIANA DI TRADIZIONE PATRIA E PREMIO “SIGILLUM” – VITTORIO AMEDEO RE DI SICILIA -

Il 14 del mese di Ottobre 2013, nel Trecentesimo Anniversario dell’incoronazione di S.M. Vittorio Amedeo di Savoia, Re di Sicilia, si riunirono nella Sede della Fondazione Thule Cultura in Palermo, Palazzo Moretti Romano, i Fondatori: Prof. Tommaso Romano, Avv. Michele Pivetti Gagliardi, Cav. Francesco D’Appolito, che decisero il formarsi di una “Giunta Siciliana di Tradizione Patria” (G.S.T.P.) per la diffusione, conoscenza e sensibilizzazione della Storia di Sicilia, del Meridione e d’Italia, alla luce dei valori spirituali, culturali e di libertà di ricerca, da affermare con la fedeltà, lo studio, per la restaurazione dell’ordine civile e la perseveranza intellettuale, nonché con l’azione culturale, in ogni dominio, attese le urgenze dell’ora presente e la crescente perdita di identità e memoria.
In tale realtà la G.S.T.S. sviluppa, i suoi fini con Convegni, Seminari, attribuzioni di Borse di Studio, Conferenze, Pubblicazioni.
I Fondatori, che possono cooptare altri componenti a far parte dell’organismo e della giuria, designano e premiano con il “Sigillum” e altri eventuali riconoscimenti, i meritevoli, a giudizio insindacabile, che verranno iscritti in apposito Albo dei Soci d’Onore.
Lo stemma associativo è quello adottato dal Re Vittorio Amedeo II durante il Suo Regno nell’isola (1713-1719, formalmente fino al 1720).
La Sede è in Palermo e le manifestazioni associative e le attribuzioni onorifiche potranno svolgersi in ogni luogo di Sicilia. Protettore è invocato San Bernardo di Chiaravalle. Viene istituito – facendo Memoria dell’incoronazione a Re di Sicilia di S.M. Vittorio Amedeo di Savoia (1713) – un Sigillum, Premio Biennale e riconoscimento per tutti coloro che si sono resi meritevoli per gli Studi Storici, per la Fedeltà alle Tradizioni morali e dinastiche, per l’Arte, la Letteratura, la Scienza.
La prima solenne Cerimonia di Consegna del Sigillum si è svolta nella Sala Congressi dell’Hotel Addaura di Palermo nel mese di novembre 2013. Gli insigniti sono stati: Avv. Sen. Alessandro Sacchi; On. Avv. Enzo Trantino; On. Avv. Guido Lo Porto; Gen. Dott. Gaetano Failla; Barone Avv. Giulio Tramontana; Avv. Gaetano Ennio Palmigiano; Prof. Antonio Martorana; Prof.ssa Maria Patrizia Allotta; Maestro Stefano Lo Cicero; Prof. Umberto Balistreri; Prof.ssa Maria Elena Mignosi Picone; N.D. Sig.ra Lia Palazzolo Di Stefano; Conte Prof. Vincenzo Fardella de Quernfort; Dott. Giuseppe Navarra; Dott. Lorenzo Elia; Avv. Sergio Pivetti; Dott. Alfredo Oneto.
L’edizione 2015 si svolge Sabato 24 Gennaio 2015 alle ore 17:00 nell’Aula Fici dell’Ospedale Cervello via Trabucco 180 di Palermo, in occasione della Manifestazione indetta dall’Istituto Nazionale per la Guardia d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon e dalla G.S.T.P.
La Commissione del “Premio Sigillum – Vittorio Amedeo Re di Sicilia“, composta da Tommaso Romano, Franco D’Appolito, Michele Pivetti Gagliardi, Umberto Balistreri, Giuseppe Bagnasco, ha assegnato i Premi Internazionali a: S.E. Dott. Amadeo-Martín Rey y Cabieses; S.E. Dott. Alfonso Giordano; Gen. Dott. Alberico Lo Faso di Serradifalco; Dott. Giuseppe Maria Salvatore Grifeo di Partanna; I Premi Nazionali sono stati assegnati a: Prof. Domenico Lo Iacono; Prof. Pasquale Hamel; Geom. Vito Mauro; Dott. Giuseppe Avezzano; Prof. Aurelio Maggio; Dott. Sergio Mangano; Leonardo Gentile.
Il ricavato della vendita del volume di memorie di Leonardo Gentile e le donazioni verranno interamente devolute all’Associazione per la ricerca contro la Talassemia” Campus Piera Cutino”. Segnaliamo particolarmente questa iniziativa che dà un valore aggiunto alle finalità anche umanistiche del Premio Sigillum e della manifestazione.