martedì 6 gennaio 2015

Lettera di Lucio Zinna sul caso Messori-Boff

Lucio Zinna e' uno dei massimi scrittori italiani, poeta, saggista, critico, narratore, direttore di ''Arenaia'' e animatore di alta cultura. Debbo molto alla sua Opera e alle preziose introduzioni a ben quattro fra le mie raccolte poetiche edite. Dal canto mio rivendico il privilegio di un magistero costante e dell'aver acconsentito a pubblicare con Thule e ISSPE due libri suoi, oltre una costante ed elevata collaborazione a ''Terra di Thule'', ''Spiritualita' & letteratura'' ecc. Dopo aver pubblicato in questo blog l'articolo su Messori-Boff, ho chiesto un autorevole parere a Zinna che mi ha inviato l'autorevole testo che mi appresto a pubblicare subito, ringraziandolo molto. Il blog va costantemente crescendo nei contatti e a tutti infine ricordo quanto scritto nell'editoriale, non si possono inserire commenti per mia scelta ( a tal proposito ringrazio in particolare Francesco Scorsone e Domenico Bonvegna) ma ovviamente molto gradite sono le mail, a cui singolarmente risponderò.


Caro Tommaso,

ho letto il tuo articolo su Messori e Boff nel tuo nuovo blog (“MosaicosmoRomano”). Non ho avuto occasione di leggere né l’articolo di Messori né quello di Boff, il che mi impedisce di entrare nel merito con piena cognizione di causa. Ma posso entrare nel merito delle tue osservazioni, che vanno oltre lo spunto da cui traggono origine. Aderendo volentieri alla tua richiesta, ti esprimo le mie considerazioni, a caldo.
Si nota, nel tuo scritto, la preoccupazione del cristiano sincero per la scarsa tutela (e autotutela) oggi riguardante il mondo cristiano nel suo complesso. Non sono preoccupazioni campate in aria. Il problema esiste, non da ora. In pericolo mi pare non è solo “la cristianità”, ma con essa la nostra cultura e la nostra civiltà. Mondo cristiano e civiltà occidentale sono talmente connaturati e intrisi che non può traballare il primo senza che traballino anche le seconde (e viceversa). Un segno grave è stato, storicamente, quello della c.d. Europa unita (“unita”?), allorché si rifiutò l’accenno alle radici cristiane di essa in fase di elaborazione della Costituzione della Comunità. Un’Europa ibrida e indecisa a tutto, tranne che nelle “stringhe” economiche per i paesi in difficoltà, con il suo (ormai noto) scarso solidarismo. Circa cinque anni fa ho scritto una poesia (“Ode sghemba per la vecchia Europa”, poi pubblicata in antologia), in cui facevo riferimento, fra l’altro, allo svuotamento delle chiese, su cui si concentra anche il tuo articolo (allego, per tua conoscenza, il testo, dalla mia raccolta inedita “Le ore salvate”, parte seconda intitolata “Cronache del malumore”).
Mi pare che la Chiesa stia attraversando uno dei (non pochi) periodi difficili della sua millenaria storia, soggetta a vari accerchiamenti. La Chiesa di oggi è a un bivio. Non può starsene immobile e non può correre a perdifiato. Né correre per compiacenza o per quieto vivere (il messaggio di Cristo è piuttosto per l’inquieto vivere, purché consapevole). Diceva don Luigi Sturzo: “O la Chiesa camminerà coi tempi o i tempi cammineranno anche senza la Chiesa”. Verissimo. A condizione, bisogna aggiungere, che essa non cammini coi tempi qualunque cosa convenga ai tempi. L’immobilismo è pericoloso, ma non lo sono di meno le fughe in avanti, le compiacenze gratuite etc.
Tutti abbiamo notato che Papa Francesco, nel suo recente viaggio in Turchia, è andato a pregare in moschea: un gesto distensivo, colloquiale. Qualcuno s’è accorto che nessun rappresentante islamico lo accompagnò nella sua visita all’ex basilica di Santa Sofia, anche se lì non era obbligatorio pregare, trattandosi ormai di un “museo”? Qualcuno si è soffermato sul fatto che una scrittrice e professoressa turca, di religione islamica, invitata a fare da interprete, era stata, non molto tempo dopo, accusata di aver tradito l’Islam per aver aderito all’invito? La scrittrice ha dovuto smentire e precisare che il suo era stato soltanto un fatto di natura professionale.
Il timore è che si sia ormai entrati in un’epoca di post-cristianesimo e ne sono indici inquietanti il “calo planetario”, come tu lo chiami, della frequenza alle Messe e ai Sacramenti, lo spostamento, come tu osservi, dell’asse, in Sud America (il più grande bacino cattolico nel mondo) verso evangelici e pentecostali (ma fino a qui, siamo ancora in ambito cristiano). Non vanno ignorati spopolamento e abbandono di conventi e monasteri, le molte chiese chiuse ed esposte al degrado, la crisi delle vocazioni etc. Ma anche la pressione (armata) di un’ampia fetta dell’Islam intransigente (con il silenzio dell’Islam moderato, fatte salve alcune ammirevoli eccezioni), la persecuzione di cristiani nel Medio Oriente e in alcune aree dell’Africa, eccetera. Quanto può aver influito o influisca, in tanta pressione, la constatazione della debolezza interna della Chiesa, considerata come momento storicamente opportuno per dar vita a meccanismi opposti a quelli del dialogo? Anche l’Islam è religione di pace; perché a tener campo sono sempre gli intransigenti?
Quale la strada giusta?
Credo che occorra coraggio nel dire pane al pane e vino al vino. Ne abbiano, di coraggio, la Chiesa, l’Europa, i cristiani, gli uomini di buona volontà, insomma coloro che pensano in proprio, non fermandosi alle apparenze. E che, come te, fanno caso a certi fenomeni, anche quando non appaiano di primo piano. Boff e altri. E (perché no?) anche la sparizione di presepi nelle scuole o la rimozione di crocifissi in locali pubblici: per apparire sufficientemente laici. Ma un vero laico non può che essere tollerante: se non tollera un crocifisso, cioè il simbolo di chi predicò l’amore e fu condannato a morte, come potrà dirsi “tollerante” e quindi autenticamente “laico”? Un crocifisso è qualcosa di più di un simbolo religioso, è simbolo della nostra civiltà.
Ti saluto con tutta cordialità, rinnovandoti i miei auguri per il nuovo anno e per le tue iniziative

Lucio Zinna


Ode sghemba per la vecchia Europa

Questo sciame di popoli occidentali che partì per volare sopra la storia dalle rovine del mondo antico si è caratterizzato sempre per una duale forma di vita. […]Questo destino, che li faceva, nello stesso tempo, progressivamente omogenei e progressivamente diversi, deve intendersi con un certo grado di paradosso. Poiché in essi l’omogeneità non fu aliena dalla diversità. Al contrario, ogni principio uniforme rendeva fertile la diversità.
 
José Ortega y Gasset, Meditacion de Europa.



Che fai –  Europa –  dove la sabbia
declina verso il mare  e al sole non ti sdrai
né avanzi fino a che l’onda ti lambisca i piedi?


Cerchi di risorgere nella memore
distanza di battaglie vinte e perse
di guerre guerreggiate con bandiere
sofferenze e lutti. Ostenti i tuoi tesori
nello sfarzo dei palazzi nei musei
del mondo negli scaffali di biblioteche
nelle teche di archivi. Nell’oroargento
delle cattedrali dalle guglie di ascensionale
impertinenza nelle policrome vetrate
nella voce di bronzo di mille chiese
che lentamente si spopolano mentre
filtrano progetti di califfato universale.
Tuoi vicoli non sono ciechi ma è luce riflessa.
Cancella l’immagine di nobildonna
decaduta che nel salone volteggia
(suona l’orchestrina il transatlantico
scivola al suo algido scoglio) non crearti
l’alibi di un ancien régime che crede di cedere
all’urto rivoluzionario e cade per suicidio.
Non lasciarti travolgere dal vento dell’euro
sprigionato gabbando Eolo non restartene
tra Euro e Noto come in classici poemi
accura a questa  ventosa moneta a ventosa –
di banchieri non di popoli – che multipla
non è e non è unica. Non si camuffano
banconote per balli in maschera.
Guardati dalle fughe in avanti e a ritroso
mia commovente Europa rompicoglioni
non sei ancora un continente alla deriva.
Non essere il tuo ibrido signora che ti sai
anziana e ancora vitale e ti annachi
in una bascula perenne.
Una vita si può vivere  sotto un ponte
come insegnano i clochard
non si può stirarla standoci sopra
non traversando né tornando indietro.
                                                                       Lucio Zinna

domenica 4 gennaio 2015

Il cattolico Messori e il giudice Boff

E' veramente paradossale leggere sul Corriere della Sera di oggi 4 gennaio 2015 , la ''risposta'' che Leonardo Boff  ''teologo'' per autodefinizione e perché appartenente alla schiera della c.d. ''teologia della liberazione'',ha inteso dare a Vittorio Messori per il suo articolo del 24 dicembre 2014 apparso sullo stesso quotidiano,che ospita il noto e autorevole saggista cattolico italiano,come collaboratore stabile.
Messori scrive un articolo moderato nella forma,come suo stile,ma colmo di interrogativi,di perplessita',forse di smarrimento,oltre a non banali apprezzamenti per il pontificato di Francesco.
 Lontanissimo da estremismi inconcludenti o da posizioni neosedevacantiste,Messori riflette sui gesti ''rivoluzionari'' del Papa,e lo fa non per amore di vuota polemica,ma onorando la consegna battesimale che gli appartiene in pieno.Per i progressisti come Boff,infatti,chi esprime dissensi e opinioni (sempre in nome della ''liberta' '' e della ''liberazione'') e' sempre una sorta di infante da erudire e che,testuale,''deve ancora portare a termine il suo processo di conversione'' giudicando persino l'azione dello Spirito Santo (ma Francesco non aveva detto ''ma io chi sono per giudicare?'').
 Boff,ex francescano,che molti chierici e laici e del suo stesso ex Ordine ,hanno continuato a seguire come un profeta,anche quando ''richiamato''per le sue posizioni ,queste sì estreme,sulla libera interpretazione del cristianesimo,dell'autorita' (che non vale quando conviene),della morale,del socialismo e dello stesso primato,richiamando, ora,giustamente,il suo libro ''Chiesa ,carisma e potere'',che l'allora cardinale Ratzinger molto apostrofo' e stigmatizzo'.
 Bene,Boff e tanti altri come lui liberi,ora,di aprirsi a vele spiegate con il loro autentico modernismo èradicale (quello che San Pio X condanno',ma per questi signori  questo Papa e' solo l'oscuro passato e non conta se non per la storia nefasta della chiesa),con il loro progressismo intriso di hegelo-storicismo,con il loro libertarismo politico-religioso che,in nome di una presunta giustizia e ''misericordia'',sovvertono a proprio piacimento il Messaggio di salvezza e la dottrina Cristiana di sempre,verso le sponde della ''globalizzazione del fenomeno umano''(Boff),salutata come ineludibile senza considerare la malattia profonda che connota l'attuale societa' non certo cristiana,e globalizzata invece dal relativismo,dal libertinismo,dall'ateismo pratico e da torpore consumistico.
 Ora, agli immemori e ai vili,ai pacifisti ad oltranza (che certo non amano il Cristo che scaccia i mercanti dal tempio),ai pieni di misericordia per i loro amici e intransigenti per i dissidenti del felice e progressivo nuovo corso,in cui vanno compresi cardinali,prelati,fedeli posti al nuovo ''Indice'',come capitato al coraggioso cardinale Burke,licenziato in tronco  licenziato dal suo dicastero e ora patrono onorario diremmo,del pur prestigiosissimo Ordine di Malta,non resta che la resistenza e la preghiera.
 Pace,riconciliazione,fraternita',perdono ripetuti con sospetta ripetitivita' non valgono per chi osa profferire opinioni o dubbi.Se su Paolo VI l'obbedienza verso i dettami del Concilio diventava virtu',sulla Humane Vitae dello stesso pontefice,questa diventava e diventa tirannia sulle liberta' e l'autodeterminazione rispetto alla vita nascente.Mille analoghi esempi potremmo portare riferendoci al pontificato di S. Giovanni Paolo II e,quasi a senso e a pensiero unico,e cioe' con palese contrasto su quasi tutto,nei confronti d S.S.Benedetto XVI,Così da rinnovare i fasti del profeta Don Milani e del suo grido ''l'obbedienza non e' più una virtù''. Ora i neoconvertiti all'ortodossia sono tutti diventati piu' papisti di questo Papa stesso.Sempre per usare paradossi.
 In realta' questi ''noti'' teologi'' sono incapaci di verifica del reale,non si curano del crollo delle vocazioni anche femminili,del calo planetario della frequenza alla S.Messa e ai Sacramenti ,a una vita disordinata per molti che si unisce all'apatia per il senso stesso del peccato,una crisi totale che colpisce intanto proprio la culla della Cristianita' e cioe' l'Europa (a proposito si puo' usare Cristianita'?) e di cio' nel suo 'articolo Boff si dice ben consapevole ,quasi lieto ,non considerando,a suo tornaconto ideologico, che ormai il Sud America e'  sotto la morsa del proselitismo vincente di Evangelici e Pentecostali,ben piu' radicali e coerenti con la loro confessione rispetto a certi ''cattolici''.
 ''Dai frutti li giudicheremo'' così si Dice e così constatiamo !
 Oltre le esteriorita',il facile e accattivante populismo ,le piazze piene (tanto care ai vari Stalin,Mussolini,Hitler e Pol Pot ) sono premessa o atto di  autentca rinascita e ,ancora pensosi,chiediamoci: vi e' un processo in corso di conversioni,di ravvedimenti,di maggiore unita' delle famiglie e di minore violenza,vi è un ritorno al Sacro,alla bellezza per tanti che nominalmente si definiscono cattolici ,con i battesimi in crescente diminuzione peraltro,data la bella laicita' di massa ? Vi e' un ritorno a Cristo?
 Qualcuno ci ha insegnato che il nostro parlare doveva essere Sì Sì No No perché il resto era del maligno ,e ora invece dialogo con tutti ma proprio tutti ,tranne i fedeli alla Chiesa e ai riti di sempre.
 Certamente ,alla fine,non prevarranno e dopo vi sara' il trionfo della Parusia.
 Ma,intanto,il mondo crolla e il clima e' apocalittico,le identita' stesse si stemperano nell'indistinto,si perde il posto perché si parla di aborto senza cedere al relativismo,ci si inginocchia e si continua a chiedere perdono pure davanti all'evidenza dei processi in atto di cristianofobia,perseguitando i cristiani indifesi,uccidendoli a centinaia di migliaia,inciendiando case e chiese,senza neppure lapidi da baciare per tanti farisei pronti sempre a capire tutti ma proprio tutti,tranne flebili voci per questi ''folli'' testimoni della Fede.
 Di tutto questo e di tanto altro,non vi e' traccia nell'articolo di Boff.Molto rancore invece per Messori,per un Cristiano cioe' onesto a cui si vuole perfino (da quale cattedra...) insegnare l'educazione e il proprio catechismo.
 Sepolcri imbiancati,ipocriti ,quanto strillavano questi ''campioni'' di liberta' contro il primato petrino e l'infallibilta',che non puo' certo riferirsi,comunque,al magistero ordinario.Ora il Papa e' dono dello Spirito (certo in sciopero da duemila anni...),divenuto per miracolo indiscutibile e intoccabile.Che miseria seppur in nome della ricchezza della liberta'.
 Intanto avanzano plotoni di nuovi vescovi e cardinali pronti a votare in massa cio' che l'ultimo Sinodo ha recentemente fermato.Alla prossima,vedrete ,tutto si normalizzera' !
 Nostra grazia resta la Provvidenza,nostra certezza la Verita' che e' Dio, che opera a prescindere e con tempi e logiche non certamente umani.Se il fumo di satana e' entrato all'interno della Chiesa di Dio,e cio' affermo' Paolo VI,a noi laici tocca la testimonianza nella  Fede dei padri.A noi,poveri veri,schernti e indifesi ,tocca difenderla,la Chiesa e il suo Depositum Fidei,prche' il Capo vero ,unico,indiscutibile oltre lo spirito dei tempi,e' Gesu' Cristo e cio' e' tutto per noi,malgrado le nostre stesse colpe ,malgrado infedeli ,giuda ed ipocriti. .
 Se serve la solidarieta' attiva a Messori eccola,ragionata e per intero.                                                  

Tommaso Romano

sabato 3 gennaio 2015

Nuovo blog thuleggi.blogspot.it

Un nuovo blog per continuare a leggere ,per continuare a veicolare cultura,informazioni, notizie,con note di lettura,recensioni e  saggi,informazioni su manifestazioni culturali,convegni,simposi e premi letterari e scientifici.Il nome puo' leggersi come esortativo e come neologismo composto da Thule e leggi in unico vocabolo ThuLeggi quasi ad indicare la fonte dei redattori del blog in seno alla storica (1971) attivita' editoriale e culturale delle edizioni Thule,oggi anche Fondazione Thule Cultura, a Palermo, che ha anche prodotto pseudoimitatori che nulla hanno a che fare con il lavoro culturale di Thule,fondata e sempre diretta da Tommaso Romano, da ben 44 anni.
 Tuttavia sarebbe restrittivo e non rispondente alle nostre idealita' per la diffusione della cultura libera e della conoscenza autentica, restringere il cerchio all'isola thule.Per tali ragioni apriamo a tutti gli interessati,con un filtro per la pubblicazione ovviamente,la collaborazione e le segnalazioni librarie e di eventi e avvenimenti legati alla lettura e alla promozione e diffusione della cultura.
Aspettiamo i vostri post e segnalazioni,tutto naturalmente senza oneri,ma con spirito di convergente collaborazione.
Potete inviare via mail a fondazionethulecultura@gmail.com oppure spedire materiali e testi, direttamente a Fondazione Thule Cultura,Via Ammiraglio Gravina 95,90139 Palermo o telefonando dalle 14,30 alle 19,30 AL 3493896419.
Non ci resta che augurarci reciprocamente Buona Lettura.

mercoledì 31 dicembre 2014

L'ENCICLOPEDIA ITALIANA LA PIU' GRANDE IMPRESA DI CULTURA DEL NOVECENTO DI GIOVANNI GENTILE IN UN BEL SAGGIO DI ALESSANDRA CAVATERRA

Nell'ultimo giorno dell'anno,con romantica neve a Palermo,si legge con piu' interesse un libro,speditomi da Siena dall'otttimo amico Rodolfo Gordini che dirige la benemerita casa editrice Cantagalli,scritto da Alessandra Cavaterra dal titolo ''La rivoluzione culturale di Giovanni Gentile.La nascita della Enciclopedia Italiana'',2014,con acutissima introduzione di altro stimatissimo Amico,lo storico Giuseppe Parlato che ha giustamente inserito la ricerca, nella sua importante collana I Fatti e la Storia.
 Dire di Giovanni Gentile non basterebbe un anno a venire,lo dico da non gentiliano da sempre,e tuttavia ammiratore del sommo castelvetranese,che pure ho modestamente onorato con la ripubblicazione dell'Annuario della Biblioteca Filosofica,a cura di Piero Di Giovanni ,quando ero vicepresidente e assessore alla Cultura della Provincia,e piu' recenemente presentando proprio a Castelvetrano grazie a Beppe Bongiorno, una bella antologia di scritti gentiliani curata da Marcello Veneziani e ancora a Reggio Calabria ,nell'anniversario del barbaro omicidio del filosofo,per l'organizzazione di Fortunato Aloi, nella prestigiosa sede dell'Universita' per Stranieri.
 Il libro della Cavaterra mette in luce la genialita' di Gentile,architetto di una vera e propria impresa,avendo con assoluto rigore e con grande liberta' dato vita ad un tempio laico mai piu' eguagliato e semmai giustamente continuato nel tempo fino ad oggi.
 Dicevo liberta' perché Gentile visse e opero' e socraticamente mori',sempre nel massimo rispetto di tutte le idee e opinioni,purche' oneste e fondate.Ne e' prova l'apertura dei tomi dell'Enciclopedia a chiari oppositori del fascismo,ebrei compresi,un centinaio,fra cui molti autentici scienziati come Giogio Levi dalla Vida,Elia Artom,Israele Zoller,Umberto Cossuto.
 Nel volume non si tacciono i rifiuti a collaborare,il   meccanismo  redazionale,l'organizzazione ,le vicende societarie,con una parte ampia dedicata alle Sezioni nelle grandi aree di lettere,scienze e arti (aeronautica, agraria, antichita' classiche e archeologia, antropologia ed  etnologia, architettura ,astronomia, libri, chimica, scienze mediche, economia statistica e scienza delle finanze, filosofia, pedagogia e storia delle religioni, fisica industria, ingegneria, letterature e linguistica, matematica, musica sport, arte, teatro zoologia ecc.).
Un  saggio di respiro che ci restituisce organicamente un pezzo tanto occultato della nostra storia.
Tommaso Romano

venerdì 26 dicembre 2014

''LA VIRTU' DELL'ELEFANTE'' DI PAOLO ISOTTA
 Recarsi in libreria per trovare buoni libri e' sempre piu' impresa a dir poco disperata.
Saggistica usa e getta,ripetitiva,inconcludente e ''politicamente corretta'',testi di nuovissima filosofia illeggibili,psudoavanguardia musicale  rifritta,creativita' letteraria a livelli desolanti.
 Debbo al mio mitico libraio Piero Onorato della Brodway di via Rosolino Pilo a Palermo,uomo colto come pochi e sempre informato,il consiglio per un librone di seicento pagine di Paolo Isotta,(che leggo pero' da molti anni su quotidiani e periodici)dal titolo ''La virtu' dell'elefante.La musica,i libri,gli amici e  San Gennaro'',edito da Marsilio.
 Riduttivo definirlo un libro di memorie,pur all'altezza degli eventi e avvenimenti trattati daL noto musicologo napoletano,che non vuol farsi chiamare Maestro, data l'abbondanza in uso di tale appellativo,un di' glorioso,per comparse e scrittorucoli.Libro che ho letteralmente consumato nella giornata di santo Stefano,limitando cibo e frasi fatte,e immergendomi nella napoletanita' di un grande critico musicale,oggi del ''Corriere della Sera'' che e' inviso al partitone degli '' intellettuali'' egemoni,agli sperimentatori che non conoscono né la musica né i solfeggi,e tantomeno la storia.
 Sfilano cosi' lievi e gravi figure e figuri,geni e lestofanti,grandi esecutori e baldracche scrittori e incompetenti.Sullo sfondo Napoli sovrana ancora non del tutto globalizzata (ma prossima ad esserlo...),il Circolo,i bassi,con il tratteggio di personaggi squallidi ,ed eccezionali non necessariamente noti al gran pubblico,peraltro sempre piu' ineducato e superficiale.
 Isotta non risparmia proprio nessuno e valorizza i meriti piu' che le costruite apparenze.
 Il tessuto narrativo e' sempre alto e coinvolgente,con misurati salti di prospettiva storica ,con fuochi pirotecnici che pure rendono assai  stimolante il testo che si puo' leggere come un romanzo di vita.
 Letteralmente inviso e a volte odiato da lestofanti,incolti e da certa sinistra erede del pregiudizio illuminista e della difesa infallibile delle utopie ideologiche modernizzanti,gia' sotto l'egemonia del PCI e oggi sotto i dettami del partito laico o cattocomunista ,progressista e ''colto''per autodefinizione di''Repubblica'',si puo' immaginare la traversata difficile e piena di insidie di chi,come Isotta e con lui pochi altri come Piero Buscaroli e Quirino Principe per ricordarne alcuni,hanno sempre valutato e giudicato con liberta' le cose della musica,della letteratura e dell'arte.
 Certo sara' indigesto per molti leggere le cosiderazioni isottiane sull'Italia fra le due guerre e dei suoi primati,di Giovanni Gentile maggior filosofo del Novecento, senza rinnegamenti e paure nominando la RSI non come male assoluto ,pur giustamente scrivendo e sottolineando le colpe di Mussolini ''nella bovina soggezione a Hitler''.Tutto cio' senza facili rinnegamenti e senza paure ,dando pure del traditore a chi recentemente ha svenduto tutto,bene compreso oltre il male da riggettare,per un piatto di lenticchie scotte .
 ''Non gradito'' persino alla mortifera Scala milanese,per i suoi articoli al calor bianco e la sua indipendenza,Isotta resta profondamente radicato nella solarita' napoletana,alla sua stessa genealogia,senza sciovinismi e macchiettismi,anzi il testo incrocia molte vicende e personaggi di varie latitudini,compresa Palermo,la Sicilia che ricorrono spesso,con apprezzamenti vivi di artisti e organizzatori colti di cultura come Pietro Diliberto,anima del''Massimo'' di Palermo per piu' decenni e suo sodale.Mi sono molto piaciute le pagine dedicate a Franco Mannino,indimenticabile compositore,direttore d'orchestra e pianista non sempre valutato come altamente meriterebbe (consentirete la citazione per ricordare che Egli scelse 17 mie poesie per altrettanti Melologhi che furono eseguiti dallo stesso Mannino tornato per l'occasione al pianoforte, nel 1995 all'Oratorio del Caravita a Roma,con enorme successo,insieme alle poesie di Maria Luisa Spaziani e di Anna Lucchiari,replicando con egual consenso a Napoli,in Umbria e a Cosenza,senza dimenticare la trionfale Prima di''Panormus'' dello stesso Mannino,perfettamente diretta dal maestro Umberto Bruno alla meravigliosa Basilica di San Francesco di Palermo e da me voluta).
 Paolo Isotta dedica altre belle pagine ai siciliani quali Scarlatti,Gino Marinuzzi,Giuseppe Mule'ed una meritoria citazione per Consuelo Giglio,non mancando di aggiungere  le pungenti stroncature di tanti mestieranti e radical chic oggi ai vertici,pure in Sicilia.
 Profondo il radicamento di Isotta nella fede religiosa e  tradizionale di sempre dei padri,non solo in San Gennaro ,ma pure in un Santo antimoderno come Pio da Pietrelcina.
 Certo qualche aneddoto ''spinto'' andra' di traverso ai moralisti da strapazzo (Dio ci liberi dai moralisti che risultano spesso fra i viziosi),ma il libro tiene avvinti elegantemente per vasti orizzonti,fino alla fine,confermando in Isotta una cultura,anche letteraria,straripante (fondanti le pagine su Manzoni,su Bach controriformista,su Eliot e quelle finali''Immagini di perfetta felicita') nonché una ricerca inesausta di armonia e bellezza ,sorretta da uno stile che possiamo riscontrare terso anche nella compenetrazione dei paesaggi,specie della Sicilia orientale.
 Libro,insomma,da continuare a consultare con gusto,assaporando una pratica di liberta' e indipendenza che sappiamo appartenere ormai a pochi,data la decadenza e il conformismo imperanti che poco o nulla risparmia,se non l'intelletto sveglio di chi non si piega e non si rassegna.                                                                                               
Tommaso Romano                    



giovedì 25 dicembre 2014

Vassallo e l' occultamento della cultura cattolica

Pubblico in questo Santo giorno del Natale,un testo sempre forte e stimolante del mio caro e vecchio Amico prof. Piero Vassallo di Genova  tratto dal suo blog contravveleni e antidoti che vi consiglio seguire.Vassallo e' filosofo e scrittore fuori dal coro,molte battaglie le abbiamo condotto insieme fin dal nostro primo incontro a Napoli per il Convegno dell''ALFIERE'' di Silvio Vitale,rivista tradizionalista ora diretta dal figlio Edoardo,dove pure feci la felice conoscenza di uno dei miei Maestri,il professore spagnolo don Francisco Elias de Tejada,che nel 1976 ospitai  e organizzai a Palermo per il primo dei convegni dedicato all'Antigiacobinismo,con Vassallo,Vitale,Paolo Caucci,Pino Tosca ,Giuseppe Tricoli,Gaetano Catalano e molti altri studiosi.Bene ,Vassallo,che non e' uomo facile e accomodante,oggi autore di oltre cinquanta volumi,molti editi da Thule,e radicale critico della modernita',e' stato sempre Amico ed io a lui vicino nel pensiro e nell'azione,come a un grande ,valoroso fratello maggiore,con lievi e non determinanti discordanze su qualche autore o fatto storico politico e sempre con virile lealta' e amicizia, con reciproco ''cuore amico''come direbbe Francesco Grisi.E' con tale spirito che pubblico l'articolo di Piero Vassallo,ringraziandolo per le citazioni,ma soprattutto indicandolo per il suo coerente,profondo e anticonformistico magistero.

Occultamento e rimozione della cultura cattolica


Nell'avvincente sito Il Covile, in data 19 dicembre 2014, Dana Gioia ha elencato puntualmente le condizioni dell'esistenza preconciliare di una apprezzata letteratura cattolica in America: scrittori famosi si dichiaravano apertamente cattolici; il mondo culturale accettava il Cattolicesimo; c'era una letteratura cattolica dinamica e vitale; era presente un'attività critica e accademica  che supportava i migliori scrittori cattolici. L'improvviso venir meno di tali condizioni ha causato il collasso della letteratura cattolica d'America e il suo rinvio alla marginalità. 
 La contemporanea ripetizione in diversi altri paesi dell'eclissi che ha oscurato la letteratura  cattolica d'America e la coincidenza della data delle crisi con l'inizio dell'età postconciliare,  induce a risalire alla causa delle cause citate dalla Gioia: la capitolazione dei vescovi e dei teologi cattolici e la loro consegna alla presunta autorità e attualità del pensiero moderno. 
 Il vento impetuoso della modernizzazione conciliare, che soffiava nelle menti dei vescovi e dei teologi liberali, si è rovesciato nell'ingente biblioteca del Novecento cattolico e la ha trascinata in una macelleria gestita da esponenti della cultura laica, progressista e iniziatica.
 L'efficacia del suicidio consumato dai cattolici plagiati dalle sirene del macello laicista, si misura contemplando la irragionevole, autolesionistica squalifica e l'insensato ripudio di Giovannino Guareschi, lo scrittore italiano più letto e apprezzato nel mondo contemporaneo. 
 Insieme con Guareschi è stata umiliata, calunniata, perseguitata e consegnata al ruggente nulla del laicismo e della trionfale pornografia adelphiana, la totalità della letteratura e della critica del Novecento cattolico: Clemente Rebora, Pietro Mignosi, Giovanni Papini, Ugo Betti, Domenico Giuliotti, Piero Bargellini, Giulio Bevilacqua, Barna Occhini, fra' Ginepro da Pompeiana, Diego Fabbri, Mario Bendiscioli, Adolfo Oxilia, Eugenio Corti, Mario Pomilio, Fulvio Tomizza, Tommaso Romano, Fausto Belfiori, Fausto Gianfranceschi, Alfredo Cattabiani, Dino Del Bo, Ennio Innocenti, Roberto De Mattei, Pino Tosca, Alessandro Gnocchi e tantissimi altri.
 L'autolesionistica devastazione della letteratura cattolica è stata compiuta al riparo delle sentenze anticattoliche di Benedetto Croce e Antonio Gramsci. 
 Grazie a Dio, l'inconsistenza dei giudizi a monte delle solenni stroncature si può facilmente stabilire osservando lo scempio della biblioteca filosofica compiuto da un potere culturale in corsa affannosa/rovinosa verso le heideggeriane terre del tramonto. 
 I ruggiti di Croce e/o di Gramsci non possono esser chiamati a testimoniare seriamente contro la vitalità della filosofia cattolica, interpretata e attualizzata da autori di superiore statura, quali Reginald Garrigou Lagrange, Cornelio Fabro, Etienne Gilson, Marcelo Sanchez Sorondo, Rosa Goglia, Michele Federico Sciacca, Carmelo Ottaviano, Nicola Petruzzellis, Giovanni Santaniello. Giulio Bonafede, Thomas Tyn, Augusto Del Noce, Marino Gentile, Maria Adelaide Raschini, Pier Paolo Ottonello, Paolo Pasqualucci, Antonio Livi, Andrea Dalle Donne, Elvio Fontana. 
 Agli autori insigni militanti nell'area cattolica, la cultura atea può opporre soltanto  i  desolati/spettrali banditori del nichilismo neognostico, elucubrato dai maestri francofortesi e tragicamente vissuto da Simone Weil  e da Hetty Hillesum. 
 L'irragionevole aggressione al patrimonio teologico, filosofico, letterario e artistico della Chiesa Cattolica, in definitiva, dimostra che la guerra alla cultura tradizionale è stata dichiarata dall'invidioso e impotente pregiudizio neo-illuministico, autorizzato a far danni dalla desistenza oltre che dallo sbandamento della gerarchia ecclesiastica e dalla indifferenza (onestamente confessata dal compianto Flaminio Piccoli) della classe politica democristiana.
 Sotto la pietra tombale che l'invidia borghese e la fragilità ecclesiastica hanno gettato sopra la cultura cattolica al fine di ridurla all'esangue figura delle società umanitarie di ottocentesca memoria, si notano tuttavia ostinati segnali di vita. 
 Censurati e silenziati dalla macchina di un apparato animato da inestinguibili furori, i cattolici refrattari alla suggestione suicidaria dei neomodernisti, lavorano, in ordine sparso ma con indiscussa efficacia, alla ricucitura del tessuto della tradizione, vivente malgrado gli strappi causati dai corni dei rinoceronti al galoppo ora laico, ora esoterico ora clericale.
 Inutilmente vessato, il samidzat cattolico lancia segnali di una vitalità imprevista e insospettata, dunque capace di superare il muro del silenzio orchestrato dalle società di spensiero e di attraversare il vuoto pneumatico prodotto dal conformismo clericale.
 Alla qualificata produzione di saggi filosofici e teologici, intesi alla demistificazione del nichilismo avanzante sotto i proclami della presunta felicità libertina, si aggiunge l'animosa fatica dei poeti e dei narratori d'area. 
 Le impavide case editrici, Solfanelli, Cantagalli, Leonardo da Vinci, Effedieffe, Sacra Fraternitas Aurigarum in Urbe, Edivi, Fede & Cultura, Thule, Amicizia Cristiana ecc., condotte da imprenditori miracolosamente scampati alla infetta slavina del modernismo clericale, stanno conquistando i lettori attivi nell'area del dissenso e perciò riescono a valorizzare autori altrimenti destinati a scivolare nel gorgo polifrenico della squillante & nientificante neodestra.  
 Intorno alle case editrici e ai siti internet in continua espansione, si costituiscono cenacoli cattolici in grado di varcare la cortina del silenzio e di mobilitare il disagio dei tradizionisti, ad esempio organizzando la partecipazione di quarantamila fedeli irriducibili alla marcia romana per la vita. 
 Se dalla vasta e frastagliata area della cultura vivente nella fede cattolica si affermasse la figura di un capo capace di coordinare le ingenti e nobili fatiche dei singoli studiosi, dei loro editori e del loro lettori, si potrebbe finalmente costituire un laicato cattolico unitario e perciò atto a resistere efficacemente alle slavine mentali prodotte da apostati, eretici e conformisti.

martedì 23 dicembre 2014

7 Tessiture dal Mosaicosmo

Nel 2008 usciva in elegante edizione un libretto a mia firma per '' I Quaderni del Pensiero Mediterraneo'' dal titolo ''7 Tessiture dal Mosaicosmo'',che, come fu detto allora,furono scritti in quella che definii 'l'ora allucinata'' dalle 05,10 alle ore o6,10 del 1 Febbraio 2008
Quel breve testo anticipava il piu' ben ponderoso ''Essere nel Mosaicosmo''dialoghi con Maria Patrizia Allotta e Luca Tumminello ,con una testimonianza di Arturo Donati edito in numero monografico da ''Spiritualita' & Letteratura'' nell'Agosto 2009
Le 7 Tessiture ebbero buona accoglienza,ancor maggiore ''Essere nel Mosaicosmo''.Delle Tessiture il grande,indimenticabile Amico e Maestro Giuseppe Bonaviri scrisse ''un grande tappeto poetico,un mosaico nel cielo'',il testo fu poi ripreso dalla bella rivista di Pesaro diretta da Sandro Giovannini ''Letteratura Tradizione'' n.42,Maggio 2008 ,nonché dal mensile ben diretto da Germano Scargiali e Lydia Gaziano ''PalermoParla'' e recensito,fra gli altri da Gregorio Napoli sul ''Giornale di Sicilia'' e ancora da Mariolina La Monica,Domenico Cara,Francesca Luzzio,Silvia Giudice Grisafi,Giulia Sommariva su ''Il Serrano''.Tali note,con alcune altre sull'''Essere..''si possono consultare sull'altro sito gemello www.mosaicosmo.altervista.org
 
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sabato 20 dicembre 2014

  Memoria viva e' per me quella dell'Ing. Giovanni Volpe,a trent'anni dalla morte avvenuta a Roma a conclusione di un suo discorso alla benemerita Fondazione Gioacchino Volpe da Lui creata per onorare il suo grande padre e storico valoroso.Nel 1964 aveva fondato la casa editrice Volpe,che insieme a poche altre come il Borghese,ebbe il coraggio di pubblicare il meglio di Autori noti o esordienti, fra cui non posso dimenticare Marcel de Corte,Gustave Thibon,Luis Salleron che proprio ai Convegni, potei direttamente incontrare e con de Corte e Thibon addirittura cenare allo stesso tavolo,e con me de Corte pubblichera'poi. ''La cecita' di Roma''sul caso Maurras.
.Impossibile trascrivere i nomi degli Autori Volpe da Evola a Regine Pernoud che mi ha insegnato la grandezza del Medioevo e la sua luce,e ancora Bonnard, Tamaro,Fausto Belfiori ,Francesco Grisi,Piero Vassallo,Pietro Gerbore,Fausto Gianfranceschi Emilio Bussi ,e tanti altri.
  Uomo di gran carattere e di viva passione patriottica,cattolica e monarchica fondo' le riviste ''La Torre'' e ''Intervento'' curando con partecipata competenza le pubblicazioni ,i Convegni annuali e i Seminari di Studio in Romagna a Milano Marittima e a Monteleone,ai quali giovanissimo partecipai,avendo come direttore del mio Corso l'indimenticabile medioevalista professore Marco Tangheroni che ricordo con affetto e ammirazione.Era il 1973....
  Volpe e' stato autentico Maestro di rigore e liberta',esempio di grande coerenza e di intransigente fede cattolica romana,amo'l'Italia che vedeva gia' sprofondare e non aveva paure nel denunciarlo,specie sul piano morale e politico.Chi doveva portarlo al Senato colpevolmente non lo fece e forse fu piu' giusta la Sua nomina alla Consulta dei Senatori del Regno.
  Ho avuto il privilegio della Sua conoscenza e forse della Sua stima,tanto che volle intervenire alla presentazione delle mie edizioni Thule da poco fondate nel 1971 ,che presentai a Roma grazie a Carlo Fabrizio Carli, ed in quella occasione mi disse pubblicamente che sarei stato un degno suo erede...Certo esagero',ma non manco' mai di accordarmi affetto e fiducia, non solo a Roma ma pure a Palermo dove l'invitammo con Pippo Tricoli per una riuscita Conferenza.
  Oltre al ricordo mi restano alcune lettere e fotografie e ancor piu' l'insegnamento e l'esempio.
  Pochi hanno ricordato Volpe e fra questi l'ottimo Roberto de Mattei, sul ''Foglio'',che certo e' oggi punta di diamante di quella scuola degli anni Settanta che l'Ingegnere seppe formare.    
                                                                                                                    Tommaso Romano
Sono lieto invitarvi lunedi' 22 Dicembre 2014 ore 17,30 presso l'Archivio Storico Comunale,via Maqueda ,157,Palermo,per la presentazione del volume di Elide Triolo ''Dipingere l'Anima.Abisso interiore fra mito e simbolo'',Fondazione Thule Cultura,che sara' presentato da S.E.il Dott.Gianfranco Romagnoli,e dai Prof.ri Antonio Martorana e Tommaso Romano.Coordinamento di Umberto Balistreri e Vito Mauro.L'evento sara' arricchito dalla Performance Musicale di Lucilla Benanti,Armando Fiore e Daniele Guttilla.Un vivo ringraziamento alla Direttrice Dtt.ssa Eliana Calandra,al Cons.Davide Gentile ealla Dott.ssa Anna Massa.
La Parola ha un suo valore fondante che non puo' essere disperso,soprettutto quando si tratta non della parola in quanto tale,ma in quanto esperienza forte di un linguaggio che e' Verita'.
.La parola e' troppo importante per poterne a piacimento abusare.Limitarla e' un obbligo.
Spesso e' la ricerca del silenzio che ci spinge a parlare tanto.
                Alcuni Frammenti tratti da Non bruciate le carte, di Tommaso Romano,ed. Prova d'Autore,Catania,2009